L’attuale amministrazione ha individuato, a nord del paese nell’area della cascina Colombarolo - tra il locale “KO” e la stazione di servizio AGIP - un'area commerciale che occupa circa 60.000 mq. C’è da aggiungere che l’area prevista era circa il doppio, ma che solo grazie alla opposizione della Provincia di Cremona con Torchio e Alloni, prima delle ultime elezioni, l’area è stata ridimensionata, anche se, come evidenziato dalle dimensioni, è ancora molto grande se proporzionata su un comune delle nostre dimensioni.
I consiglieri comunali di opposizione hanno fatto un ricorso al TAR, insieme alla Provincia di Cremona, al fine di bloccare questo insediamento commerciale. Recentemente, con la nuova Amministrazione Provinciale presieduta da Salini, il Comune di Rivolta d’Adda ha però raggiunto un accordo che prevede che la Provincia ritiri il ricorso al Tar e consenta pertanto al Comune di realizzare l’insediamento di questa area commerciale.
Ma di cosa stiamo parlando? E quale saranno le ripercussioni per Rivolta d'Adda?
Stiamo parlando di circa 60.000 (59.987,07) metri quadrati di terreno agricolo trasformato in commerciale. Di questi 22.000 sono di parcheggi, altrettanti 22.000 di edifici commerciali con 15.000 metri quadrati di superficie dedicata alla vendita.
Sembra (il condizionale è d’obbligo visto che la nostra amministrazione è molto restia a fornire informazioni dettagliate) che 1.500 mq dei 15.000 (un decimo) siano già stati acquistati da un supermercato di una grande catena di distribuzione operante in Italia. Per capirne le dimensioni, stiamo parlando di una struttura che sulla carta ha una dimensione pari 2 volte e mezzo le dimensioni dell’attuale U2 o del nuovo Carrefur che sono entrambi di circa 600 mq.
E soprattutto stiamo parlando di una superficie di appena un decimo dei negozi che verranno realizzati, che però è già più grande di tutti i nostri supermercati (compreso l’LD) già esistenti messi assieme. Restano gli altri nove decimi che verranno occupati da altre attività commerciali: che difficilmente potranno essere “controllati” dal Comune ma che andranno ad appannaggio di quei settori merceologici che avranno più forza economica. Scarpe, vestiti, prodotti farmaceutici, elettronici, fai da te, lavanderie, bar, panetterie, pizzerie, articoli da regalo, gelaterie, elettrodomestici e tutto quanto altro sappiamo ormai si può trovare nei centri commerciali.
L’Amministrazione Comunale ha rimarcato che non si tratterà di un unico grande edificio ma che tutti questi negozi verranno suddivisi in quattro edifici di dimensioni ovviamente inferiori. Francamente non capisco dove sia la differenza.
Questo progetto rappresenta quindi una grande opportunità per noi cittadini?
La possibilità di andare in un centro commerciale in cinque minuti anziché in un quarto d’ora non è un punto a favore... Uno dei possibili vantaggi per la nostra comunità potrebbe derivare dagli oneri di urbanizzazione che gli imprenditori dovrebbero versare nelle casse comunali per poter realizzare questo intervento, circa 5 milioni di euro.
E qui entriamo nei lati negativi. Peccato, infatti, che circa 4 milioni di euro saranno investiti in opere infrastrutturali per consentire un agevole accesso al Centro Commerciale. I cittadini rivoltani, insomma, dovranno devolvere 4 milioni di euro dei loro soldi per agevolare il corretto funzionamento di questo centro commerciale!
Forse questi soldi sarebbero dovuti essere spesi dagli imprenditori, visto che poi gli incassi li fanno loro, o dalla Provincia di Cremona, visto che la strada è Provinciale.
E poi 4 milioni di euro per un sottopassaggio, una nuova rotatoria e per sistemare le due esistenti, quando il traffico sarà sempre più congestionato e quando l’eventuale utilità di questo centro sarà soprattutto a vantaggio non dei rivoltani ma di coloro che transitano sulla Rivoltana. Con 4 milioni di euro, sempre ammesso che si fosse voluto realizzare questo centro commerciale, si sarebbero potuti realizzare: la nuova scuola materna, un nuovo palazzetto dello sport, un nuovo campo da calcio e sarebbero avanzati anche soldi per riasfaltare le strade dissestate del centro abitato.
Un grande impatto negativo questa nuova area commerciale l’avrà anche sul tessuto economico, commerciale e sociale della nostra comunità. I nostri negozianti locali dovranno affrontare una ulteriore riduzione del giro di affari dovuto alla inevitabile crescita dell’offerta. Non saranno in realtà i prezzi a diminuire perché già oggi, nel settore degli articoli di consumo e di prima necessità, la concorrenza è spietata e sono disponibili a tutti le alternative meno onerose.
Basti come esempio la presenza di 3 supermercati in un paese come Rivolta. Non è credibile che arrivandone un quarto i prezzi possano ulteriormente diminuire: l’unica variante sarà la diminuzione del fatturato degli esistenti (e non solo dei supermercati!) per controbilanciare l’apertura del nuovo. Ma per contro, sono destinati a chiudere molti negozi del centro storico che oltre ad offrire una opportunità commerciale, garantiscono anche una indispensabile funzione sociale e che offrono ai cittadini che non possono, o non vogliono, spostarsi in auto la possibilità di acquistare i beni di prima necessità.
Nei prossimi anni avremo certo un maggiore introito di ICI e di IRPEF ma magari avremo dei maggiori oneri per sostenere le necessità degli anziani e dei diversamente abili. Speriamo di avere una positiva ricaduta occupazionale ma sicuramente avremo un aggravio nel traffico e nell’inquinamento relativo.
E, soprattutto, sarebbe stato corretto che la cittadinanza avesse scelto se fare o no questa area commerciale. Di questo intervento non vi era traccia nel programma presentato dall’attuale amministrazione 5 anni fa e tutto è stato realizzato senza nessuna consultazione popolare. È tutto da valutare, poi, chi ha tratto e trarrà vantaggio da questo investimento immobiliare.
di Milo Carera
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